Insegnanti di canto, titoli di studio e ‘o sole mio

Ogni giorno leggo sui social discorsi riguardanti l’avere o non avere titoli per insegnare canto e dubbi, assolutamente leciti, sul continuo nascere di metodi più o meno validi. Di solito parlo di quello che conosco e ci tengo a raccontare la mia personale esperienza e a condividere con voi la mia modesta opinione.

La nostra Costituzione afferma che “l’arte e la scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Questo articolo garantisce un pluralismo ideologico, perché il mondo accademico dite quel che volete, non è incorruttibile e sopratutto molte volte rimane fermo, incapace di vedere il futuro che avanza. Uno degli esempi più tragici di questa “ottusità” accademica è stato il manifesto della razza firmato da illustri scienziati italiani, ma potrei elencarne diversi.

Per evitare dunque che si ripetano cose del genere la Costituzione garantisce la libertà di manifestare il proprio pensiero anche tramite l’insegnamento.

Non è una cosa meravigliosa?

Si, se non fosse che esistono delle persone assolutamente non qualificate, senza un minimo di esperienza che appunto si definiscono insegnanti rovinando le persone e come ben sappiamo nel nostro mestiere, strettamente legato all’uso del corpo, improvvisarsi significa mettere a repentaglio la salute dei nostri allievi.

Ma queste persone non qualificate sono solo quelle senza diploma?

Assolutamente no. La mia personale opinione, suscettibile di critica è che il diploma non fa l’insegnante.

I nostri diplomi di conservatorio sono atti a formare performer non docenti, e specialmente nel canto questa affermazione è più vera che mai, perché non è detto che una bella voce venga usata nel modo giusto o, anche se lo fosse, non è detto che lo sappia spiegare ad altri.

Vi sono cantanti che da un giorno all’altro decidono di voler fare gli insegnanti, quando la loro unica esperienza è stata quella di cantare al karaoke sotto casa.

Vi sono Diplomati classici che, credono in nome dei loro studi di poter insegnare tutto e come dei tuttologhi conoscono pop , jazz magari anche heavy metal ed hip-pop.

Vi sono poi persone che indipendentemente dal loro percorso accademico si sono fatti e si stanno facendo un mazzo tanto per dare il meglio ai propri allievi.

Sono persone che spendono soldi, tanti soldi, che investono in ricerca, in corsi, in conferenze, facendo viaggi, rinunciando ai weekend in famiglia per migliorarsi, e studiano non soltanto l’insegnamento, ma lavorano sempre e comunque sulla loro voce.

Ho la fortuna di conoscere diversi insegnanti così , laureati o meno, e ho la sfortuna di aver conosciuto altri personaggi anch’essi diplomati o meno, che non sanno emettere una nota dopo l’altra, che passano la vita a contemplare quel bel foglio di carta chiamato diploma. Ho conosciuto insegnanti che ti obbligano a cantare come vogliono loro in nome di uno stile, un genere, o comunque di un ideale vocale, ho conosciuto insegnanti che non sanno suonare due scale al pianoforte, altri che passano il tempo al cellulare e farti cantare al karaoke, altri che ti spiegano con assoluta decisione che se non arrivi a quella nota è perché la luna è in Saturno e il gatto del vicino è ingrassato di 500grammi, insomma insegnanti di tutti i tipi alcuni che prendono anche un sacco di soldi tra l’altro.

Poi ho conosciuto persone estremamente professionali che stranamente prendono anche meno soldi degli altri ( ma guarda te…) ma ti seguono, ti stanno vicino e non hanno paura a passarti il loro sapere.

Queste persone non rispondono alle accuse su Facebook, non fanno polemica, perché non ne hanno assolutamente bisogno, il loro lavoro e il rispetto dei loro allievi basta ed avanza. La correttezza e l’umilità di fare il proprio lavoro, conoscendo bene i confini di una professione rispetto ad un’altra, sono il migliore scudo da queste polemiche sterili.

Come fare quindi contro i millantatori che inventano metodi dopo aver cantato “O Sole mio” al karaoke di zio Peppino?

Lasciarli perdere, e piuttosto mobilitarsi non facendo la guerra a queste persone, ma cercando di trovare il modo di regolamentare una professione che grazie a Dio è libera e deve rimanere libera. Regolamentata ma libera.

Le persone non sono sceme e si rendono conto, a volte purtroppo a scapito della loro salute vocale, di chi li fa crescere o meno, quindi non c’è proprio bisogno di scadere in polemica becera. Questi metodi andranno a morire, le voci girano, lo sappiamo bene, e se noi lavoriamo bene avremo allievi, persone che crederanno in noi, ed andremo avanti nella nostra professione a testa alta.

Dunque concludo questa mia riflessione ringraziando le persone che mi hanno accompagnato e mi stanno accompagnando sia nella mia formazione artistica che vocale, sottolineando che anche tutte le esperienze negative di docenza sono state fondamentali, perché mi hanno insegnato tanto sul cosa non voglio essere e sicuramente non voglio essere una che critica sempre gli altri e il loro lavoro perché nel mio piccolo orto le cose non vanno come vorrei.

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