Lo studio, la superbia e il mio caro diario.

La mia famiglia e lo studio

Mio padre ha sempre raccontato che non gli piaceva per niente studiare. Faceva il minimo indispensabile per non farsi bocciare, anche se una volta ha miseramente fallito. Eppure a 14 anni leggeva i grandi classici della letteratura internazionale, ha una collezione di libri e dischi da fare invidia ad alcune biblioteche pubbliche e si è laureato in tempi record con 110 e lode e pubblicazione di tesi. Mia madre d’altro canto è sempre stata una super secchiona: nonostante un’infanzia vissuta nella miseria, si è laureata in lettere con il massimo dei voti, facendo qualsivoglia lavoro per potersi pagare gli studi.

La letteratura, la musica, la pittura, il teatro, il cinema, in poche parole la cultura è sempre stata centrale nella vita della mia famiglia, forse anche troppo.

Tutto questo per dire che se da piccola desideravo dei jeans alla moda o il mio caro diario – non potete capire quanto era fantastico il mio caro diario – la risposta era sempre un secco “no”, ma mai e dico mai mi è stato negato un libro o un disco.

Sarò banale, antica, ma credo che il sacrificio di dare un’esame abbia un senso, credo che la formazione sia teorica e pratica sia fondamentale per la nostra professionalità. Credo fermamente che tutti non possono fare tutto e che il sistema Università/conservatorio, sia il primo incontro/scontro con la realtà delle proprie possibilità, nonostante tutte le sue mancanze.

E’ logico e ne parlo anche in questo articolo, che i titoli non sono tutto, ma non capisco perchè così tanti cantanti, rifuggono l’idea di dare degli esami, di avere una formazione musicale più ampia.

I titoli, per me, sono importanti anche se sono convinta che essi non vadano a definire la qualità della docenza, delle conoscenze e sopratutto la qualità della persona. Non smetterò mai di dirlo:

I migliori insegnati di canto che ho avuto non sono laureati.

Un’esperienza recente

Ultimamente ho avuto un’esperienza molto interessante proprio per quanto riguarda i titoli di studio. Quest’anno ho deciso di iscrivermi al master in vocologia artistica, un corso di alta formazione dove si accede per titoli. Sono arrivata ventitreesima ed i posti disponibili erano circa trentacinque.

Ero felicissima di essere entrata, nonostante la mia breve carriera di insegnante ed i pochi anni di studio dello strumento – rispetto ai miei colleghi ho iniziato molto tardi – quando ho scoperto di essere stata presa in giro e derisa da alcuni colleghi perchè classificata nelle ultime posizioni.

Questo evento mi ha fatto molto riflettere su quanto a volte la superbia annebbi il senso dei nostri sacrifici facendo passare le persone che studiano come una élite pronta a dispensare sapere ai poveri ignoranti.

Ma avere tanti titoli significa sempre essere più competenti ? Essere laureati significa essere più intelligenti? Un foglio di carta definisce un essere umano, le sue capacità e la sua empatia?

Secondo me un titolo è un simbolo, un punto di partenza, mai di arrivo. Un esempio per tutti quelli che desiderano fare il nostro stesso lavoro, oserei dire una responsabilità , anche se tutti sappiamo quanto questo non sia garanzia di reali competenze a causa della corruzione che dilaga nell’ambiente universitario.

Le mie conclusioni

Il discorso sui titoli di studio è sempre molto controverso, e non vorrei far passare un messaggio sbagliato. Oggi però non posso fare a meno di parlarne e pensare che per quanto abbia ancora da imparare nel mio mestiere, a livello umano non ho niente da spartire con persone che si fanno grandi sulle spalle degli altri.

Sapete qual’è la nota amara di tutto questo?

Esserci stata male.

Mi sono sentita inferiore, avvilita e nonostante la felicità di poter intraprendere un percorso che tanti miei colleghi meritevoli non possono fare perché non laureati, per un breve istante queste persone sono riuscite nel loro intento: ferirmi.

Per questo ho deciso di parlarne, per poter dire sopratutto ai più giovani che ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridere su di voi.

Vi ostacoleranno e cercheranno di infrangere i vostri sogni, a volte anche pensando di fare il vostro bene. Piangete, soffritene: non è peccato avere dei sentimenti, delle emozioni. Buttate tutto fuori ma dopo, asciugate le lacrime, alzate lo sguardo e continuate per la vostra strada con un bel sorriso sulle labbra, perchè il mondo è pieno di cose belle, e niente è più bello della vostra anima, ve lo assicuro.

Le persone avranno da ridire qualunque cosa tu faccia, tu alza lo sguardo, sorridi e vai avanti.
Amo questa foto che mi ha scattato Antonella Iannella.

Grazie di avermi letto e di avermi donato un pò del vostro tempo!
Vi ricordo che questo è un blog aperto, dove potete condividere le vostre esperienze, chiedere consigli… ma anche darmene!

Vi mando un abbraccio e alla prossima #riflessione

10 pensieri su “Lo studio, la superbia e il mio caro diario.

  1. Denise Giardino dice:

    Cara Clizia testa alta e sempre avanti! Ci sarebbe da scrivere un papiro su tutto ciò, ma sorvoliamo!!! Sei una brava insegnante e artista E Collega!! Crescerài sempre più, e già ora spacchi!!! RAGAZZI CREDETE SEMPRE SEMPRW SEMPRE IN VOI STESSI!! Ti abbraccio ❤️

  2. Alessio Cervelli dice:

    Un passo del libro dei Proverbi pone queste parole sulle labbra della Sapienza: “All’inizio e prima dei secoli sono stata creata, e fino al mondo che verrà non verrò meno, perché nella Santa Dimora davanti all’Altissimo ho prestato il mio servizio”. La vera Sapienza, frutto di un’intelligenza formata culturalmente e umanamente, “presta servizio” e quindi è umile: la Verità chiede, non pretende, di essere conosciuta. Qualsiasi forma di arte non può fare a meno di questa sapienza, che ci precede, passa attraverso di noi, aggiunge un frutto – piccolo o grande che sia – a questa storia per nostra collaborazione, e poi ci supera, facendo a meno di noi, che siamo, sì, necessari, ma mai indispensabili. Dove entra questa sapienza nella vita dell’artista? In quel focolare splendido, delicato e potenzialmente esplosivo che è il cuore dell’uomo. Una particolarità del temperamento artistico è l’iper-sensibilità alle cose e alle persone che circondano la persona/artista. E’ chiaro che è un’arma a doppio taglio: le emozioni le possiamo incanalare o lasciarci travolgere, possono creare o distruggere, possono dare la vita o togliere la vita.
    Studio, titoli, esperienza accademica? Sì, ma, come direbbe il buon Guareschi… “cum grano salis”, cioè sempre con quell’intelligenza che viene dalla vera umiltà che è estroversa, aperta alla presenza, alla ricchezza e al mistero dell’altro che passa e vive accanto a me.

    • Clizia dice:

      “Una particolarità del temperamento artistico è l’iper-sensibilità alle cose e alle persone che circondano la persona/artista. E’ chiaro che è un’arma a doppio taglio: le emozioni le possiamo incanalare o lasciarci travolgere, possono creare o distruggere, possono dare la vita o togliere la vita.” Ma quanto è vero??
      Grazie dei tuoi commenti, mi scaldano il cuore.

  3. Datura Martina Lo Conte dice:

    Un buon antidoto è sicuramente circondarsi di persone che sostengono la nostra visione e il nostro impegno, quando si tratta di colleghi a maggior ragione. Servono anche critiche costruttive per migliorarsi quindi che sia tutto alla luce del sole ! E se qualcuno si comporta nel modo in cui ti ha ferita, meglio perderlo che trovarlo !
    Io sono fortunata ad averti accanto perché so che mi dirai le cose con affetto e franchezza 🌹
    Grazie Clizia !

  4. Konstantin dice:

    Cara Clizia,
    Sono Konstantin che ti ha letto e condivide il tuo punto di vista a pieno, spesso mi sono trovato nella tua stessa situazione nell’ambito universitario di difficoltà e e concorrenza selvaggia;ti capisco a che cosa ti riferisci:

    “Secondo me un titolo è un simbolo, un punto di partenza, mai di arrivo. Un esempio per tutti quelli che desiderano fare il nostro stesso lavoro, oserei dire una responsabilità , anche se tutti sappiamo quanto questo non sia garanzia di reali competenze a causa della corruzione che dilaga nell’ambiente universitario.”
    Ammiro la tua forza ed abbraccio la tua bella famiglia.
    P.S.
    Io voglio condividere questo commento perché la musica mi ha cambiato la vita in positivo,mi ha fatto uscire dalla depressione, insieme al teatro,agli indifferenti lasciagli la loro indifferenza.
    Vuol dire stanno bene così

  5. Andrea Verzeroli dice:

    Ciao Clizia, ho letto la tua esperienza che hai scritto, bhè sai come la penso: io darei la vita per la buona musica, per conoscere bravi e validi compositori, vale anche agli insegnanti di canto etc. Si condivido con te il tuo pensiero e come gli altri che ti vogliono bene ti sono vicino, sei davvero Brava con la B maiuscola, ti dico una cosa: la musica riesco a percepirla come una cosa viva ovvero che ha un anima e la sua presenza come una puntina del vecchio giradischi incide nel profondo del cuore lasciando poi il profumo del ricordo nella mente, praticamente, ascoltare la musica che ci piace e come aver trovato il partner ideale ed io attraverso la sinestesia ovvero abbinamento di suoni a sentimenti, colori e forme ci traggo le parole che sono le mie poesie e i miei pensieri.

    Concludo dicendoti come ti ho sempre detto: Tu mi stupisci !!

    Ti saluto, augurandoti ogni bene e avanti così ^_^
    Un caloroso abbraccio a presto

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